Per una reale e pubblica istruzione che tuteli il diritto allo studio degli studenti medi
- REDAZIONE
- 12 apr 2020
- Tempo di lettura: 4 min

Durante questo periodo di emergenza sanitaria stanno palesandosi molte contraddizioni presenti nella nostra società riguardo al sistema scolastico ed educativo che non si possono semplicemente attribuire al momento di crisi: essa le ha rese più evidenti, ma esistevano già da tempo. Il nostro obiettivo ora è evidenziarne alcune, sia dal punto di vista dello studente medio che da quello dello studente universitario. Molte di queste problematiche sono comuni ad entrambi, o comunque hanno radici comuni e consolidate. Il ruolo dell’istruzione, che dovrebbe essere centrale per consolidare una società, è sempre più sottovalutato. L’istruzione diventa strumentalizzata, privatizzata e ridotta all’osso a causa dei pesanti tagli. Questo ha ripercussioni che, se in periodi di relativa tranquillità riescono a passare inosservate da molti, ora sono più che mai evidenti e riteniamo fondamentale metterle in luce. Una prima riflessione comune riguarda il rapporto tra l’istruzione pubblica e le aziende private. Nella situazione attuale l’unica modalità di lezione possibile è quella Online, che richiede dunque l’accesso ad Internet, una connessione wifi e l’utilizzo di determinate piattaforme. Le piattaforme al momento sono gratuite, quindi la problematica principale dello studente è avere una connessione ad internet che permetta di seguire molte ore di lezione consecutive. Al momento la maggior parte delle compagnie telefoniche sta effettuando delle offerte che danno accesso a numeri diversi di giga gratuiti. Questo fa riflettere, perché alla fine si tratta comunque di campagne pubblicitarie e di competizione di mercato. Non ci sembra corretto che l’istruzione pubblica diventi teatro di questa competizione in un momento in cui internet è l’unico mezzo disponibile per lo studente, e riteniamo in generale che questa problematica, unita all’utilizzo di determinate piattaforme, accentui la dinamica della privatizzazione dell’istruzione.
Uno degli aspetti più problematici dell'istruzione e dell'organizzazione scolastica in questo periodo è infatti senza dubbio quello delle lezioni online. Ora che le scuole di ogni grado hanno come solo strumento le videolezioni, bisogna ragionare collettivamente su molti fattori: in primis il processo di privatizzazione dell'istruzione che è partito. In questo periodo di blocco (di cui non si sa la durata certa) è diventato necessario possedere un accesso alla rete per partecipare alle lezioni, che non è così scontato come si può pensare nel ventunesimo secolo, perché ciò richiede dei costi. L'istruzione in questo momento è entrata in un mondo, quello dell'internet, profondamente aziendalistico, e più l'attuale situazione si prolungherà più questo diventerà un problema. Partecipare alle lezioni sarà sempre meno possibile per i costi che anche le piattaforme di videochat potranno stanziare col tempo. Questo processo al momento per le scuole è inevitabile da affrontare, ma è fondamentale ragionare e agire collettivamente per non permettere che esso si evolva, che non diventi la futura "scuola 2.0" , ovvero una nuova macchina di lucro per delle aziende private. Non esisterebbe neanche più un ambiente scolastico fisico e costruito per essere luogo di socialità e di formazione, non solo educativa ma anche di crescita personale. Questo ragionamento serve anche come base per fare un passo pratico per le scuole. Le videolezioni sono l'unico strumento a disposizione delle scuole per andare avanti con il programma di studio, ma comunque è una didattica superficiale e poco efficace. Questa emergenza sanitaria improvvisa deve essere affrontata anche dal MIUR con la giusta importanza, ovvero creando un nuovo tipo di didattica, che sappia sfruttare gli strumenti tecnologici e piattaforme a disposizione. Un piano didattico di emergenza organizzato, che permetta alle scuole di non essere da sole ad autogestirsi con i soli mezzi a conoscenza delle singole scuole, che renda più agibile lo studio e l'avanzamento del programma per alunni e docenti e soprattutto che sia una didattica pensata per studenti DSA e con disabilità, i quali non devono in alcun modo essere esclusi o svantaggiati dallo studio del programma. Questa Emergenza Sanitaria avrà ovviamente anche un impatto considerevole su altri elementi che caratterizzano la scuola, in particolare la fine dell'attuale anno scolastico e l'anno seguente. Ovviamente finita questa emergenza, il processo di recupero delle ore perse sarà un processo difficoltoso e intenso per tutti, e non possiamo immaginare che durante questo processo siano inoltre imposte sessioni di lavoro non pagato per gli studenti, ovvero i percorsi di Alternanza Scuola Lavoro, adesso chiamati PCTO, o che questo processo venga spostato interamente nell'estate, costringendo gli studenti a non beneficiare del periodo estivo di ferie, utile soprattutto per il proprio sviluppo personale. La questione diventerà ancora più spinosa per i/le ragazz* di quinta superiore, dove un processo già intenso di suo, il termine del percorso scolastico, potrebbe molto facilmente venir peggiorato da politiche che potrebbero non valutare realmente l'impegno e i risultati dello studente. Perciò chiediamo un annullamento straordinario delle ore dei percorsi del PCTO, per tutelare maggiormente il tempo di sviluppo personale degli studenti, che non può avvenire durante i percorsi di PCTO e, per gli studenti di quinta, un annullamento delle ore di PCTO rimanenti, e che ovviamente questo annullamento non infici sui risultati dell'esame. Inoltre è necessaria, dove possibile, la maggior tutela delle attività extra-curriculari, come corsi e certificazioni, e dove non è possibile questa tutela, riottenere un rimborso. In conclusione, la cannibalizzazione che ha investito il settore pubblico della sanità in favore del privato ha investito anche tutto il mondo della formazione. La pandemia e la chiusura immediata delle scuole fisiche ha espropriato lo spazio pubblico (per quanto fragile e martoriato) di formazione consegnandolo completamente ad uno spazio privato, immateriale, virtuale e pertanto più pericoloso. In questo momento si ha l’occasione per invertire completamente la tendenza dando pieno accesso gratuito a tutte le piattaforme e gli strumenti didattici che lo spazio virtuale propone, cambiare il sistema di valutazione degli studenti, dei meriti, dei crediti e dei debiti che non hanno misurabilità nello spazio virtuale della rete e pensare ad uno spazio di formazione e ad una dinamica formativa aperta e interamente pubblica. E dopo? Quando verrà il dopo e le scuole riapriranno nulla potrà più essere come prima, socializzare gli spazi di formazione in uno spazio virtuale rende irrinunciabile uno spazio pubblico e aperto, fisico e non più virtuale, per la formazione. Strumenti e risorse per tutte e tutti. La battaglia non sarà ingaggiata per difendere il poco pubblico rimasto, ma per cacciare il privato dal pubblico.
Collettivo Studenti Autorganizzati
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